mercoledì 14 luglio 2010

L'idoneità sportiva agonistica

Certificare l'idoneità sportiva all'agonismo non è un compito facile, visto il carico di responsabilità che grava sul medico e i rischi potenziali di uno sport portato agli estremi.
I criteri sono ovviamente molto più restrittivi rispetto alla semplice idoneità fisica non agonistica, specie se vi sono stati dei sintomi che hanno portato ad una revisione dell'idoneità precedentemente concessa.
E' una valutazione che viene eseguita di norma in centri di medicina dello sport altamente specializzati, i quali non solo possono concedere tale certificazione, ma anche curare la preparazione di particolari atleti d'elite.
Una valutazione seria ed accurata inizia dalla stima dell'impegno cardiovascolare del tipo di sport in questione; seguiranno quindi esami cardiovascolari specifici e mirati all'identificazione del problema che ha causato il fermo dall'attività sportiva, sempre con la consulenza collegiale di cardiologi e specialisti di medicina dello sport.
Ho preferito non affrontare direttamente la trattazione dell'argomento in modo dettagliato, in quanto eccessivamente lunga. Comunque, volendo approfondire e leggere le linee guida originali, basta seguire il link qui sotto.
Nel caso voleste leggerlo e qualcosa non vi fosse chiara, scrivetemi pure.
Buona lettura 


mercoledì 2 giugno 2010

L'importanza dell'Aspirina

L'Aspirina, nome commerciale ormai divenuto sinonimo di preparato a base di acido acetilsalicilico, è un farmaco sul mercato da più di 100 anni, in grado di togliere la febbre, togliere il dolore e ridurre l'infiammazione.
Quel che a noi interessa, però, è che ha indicazione anche in cardiologia.
E' infatti noto da anni che l'aspirina, talora abbreviata in ASA (altra sigla in inglese può essere NSAIDs, cioè farmaci antinfiammatori non steroidei, di cui l'aspirina è il capostipite) ha un effetto antiaggregante piastrinico, già a basse dosi.
Le piastrine fanno parte della componente corpuscolata del sangue; non sono vere e proprie cellule, bensì "pezzetti" di cellule, col compito di aggregarsi insieme per formare un trombo, cioè una componente di quel coagulo che si può formare in tempi molto rapidi in caso di emorragia.
Però, poichè a volte i trombi possono formarsi anche all'interno dei vasi, pur in assenza di qualsiasi ferita, provocando pertanto trombosi e altri eventi acuti, un farmaco in grado di ridurre efficacemente l'aggregabilità piastrinica può rivelarsi molto utile.
Per fare ciò le piastrine agiscono su un enzima piastrinico, la ciclossigenasi, bloccando la sintesi di prostacicline e allungando il tempo di emorragia (quindi il sangue coagulerà più lentamente).
In virtù di una quantità ormai notevole di studi, l'aspirina (o farmaci simili) a basse dosi rimane tra i farmaci più efficaci nella cura dell'infarto acuto (somministrabile già fin dai primi minuti), nonchè della cardiopatia ischemica cronica in generale.
L'effetto sulle piastrine inoltre dura quasi una settimana, pertanto in caso di dimenticanza nell'assumere la compressa, l'azione antiaggregante permane senza alterazioni.
Come tutti i farmaci della stessa famiglia, può avere diversi effetti indesiderati, tuttavia rari alle basse dosi alle quali di solito viene assunta a scopo antiaggregante. Vanno comunque citati:
  • disturbi gastrointestinali quali epigastralgia (dolore di stomaco) con alterazioni della mucosa gastrica di grado variabile, fino a ulcere
  • alterazioni della funzionalità epatica (quindi ne può soffrire il fegato), con incremento delle transaminasi di grado variabile; nei casi più gravi il danno epatico può causare ittero
  • alterazioni della funzionalità renale (fino a provocare insufficienza renale acuta da danno tubulare
Val la pena di ricordare che l'aspirina non va in alcun modo somministrata ai bambini.
In realtà, pur tenendo sempre presenti tali potenzialità lesive, si tratta di un farmaco sicuro, ampiamente prescritto e assunto nel mondo, i cui effetti indesiderati si manifestano in genere alle dosi più elevate (tranne l'allergia, che può manifestarsi in maniera non prevedibile già alla prima somministrazione). In ogni caso, dovessero verificarsi epigastralgie anche a basse dosi, si può ovviare assumendo il farmaco sempre appena dopo il pasto principale, associandovi magari un farmaco gastroprotettore.

martedì 20 aprile 2010

La Cardiopatia Tako-Tsubo

E' una forma di cardiopatia molto particolare, ancora oscura per alcuni versi, basti pensare che colpisce solo le donne afflitte da preoccupazioni, in genere con più di 60 anni.
Come possano le preoccupazioni e gli stress emotivi causare tale malattia non è chiaro; è però evidente che il cuore femminile reagisce talvolta in maniera differente, rispetto a uno maschile, ad un fatto emozionale improvviso e forte, talmente differente da simulare un infarto.
In effetti tale cardiopatia acuta, nella sua presentazione clinica iniziale ricorda proprio un infarto miocardico.
Vi sono le tipiche alterazioni elettrocardiografiche dell'infarto acuto, col dolore toracico, per cui si finisce quasi sempre in pronto soccorso. E qui, qualsiasi cardiologo, nel vedere tali alterazioni elettrocardiografiche, procederebbe al trattamento specifico di un infarto, che nei grossi centri ospedalieri è la coronarografia con angioplastica coronarica primaria, cioè d'urgenza nel corso dell'evento acuto, al fine di identificare la presenza del trombo (o coagulo) coronarico che in quel momento sta provocando l'infarto acuto.
Ed ecco arrivare la prima sorpresa: alla coronarografia le coronarie sono pulite, o comunque non vi è evidenza di trombi che abbiano ostruito grossi rami coronarici.
Singolare: ci si aspettava un trombo, che è tipico dell'infarto, invece non c'è. Che allora non sia un infarto? In effetti può essere.
Si diceva all'inizio che alcuni aspetti di tale quadro clinico restano oscuri. E' una sorta di stordimento temporaneo del cuore che simula un infarto, ma nei fatti non lo è, non solo perchè non c'è il trombo, ma anche perchè non c'è il tipico movimento enzimatico, cioè quella comparsa nel sangue di sostanze contenute dentro le cellule cardiache che, per l'appunto, compaiono nel sangue solo quando c'è l'infarto e quindi la distruzione di tali cellule.
In certi casi è pur vero che un limitato movimento enzimatico sia stato descritto, ma in ogni caso non è quello tipico di un infarto.
Questo "stordimento" del cuore si manifesta con una decisa riduzione della forza di contrazione del ventricolo sinistro, talmente decisa da aver dato il nome alla malattia. Tako-tsubo è infatti il nome di una specie di contenitore usato dai pescatori giapponesi, la cui forma ricorda la dilatazione del ventricolo sinistro che si osserva in tale malattia.
La prognosi è abbastanza buona, in quanto in genere si guarisce senza particolari reliquati e le possibilità di recidiva non sono state descritte. E' pur vero però che mentre si è ancora nella fase acuta è possibile che si verifichino molte temibili complicanze di un infarto, da aritmie ventricolari gravi e minacciose per la vita (fino talvolta alla fibrillazione ventricolare), fino a quadri importanti di scompenso cardiaco, fino allo shock cardiogeno.
Una cosa appare certa: quasi tutte le persone colpite avevano attraversato, nel periodo immediatamente precedente l'evento, una fase della loro vita poco felice, con preoccupazioni e sofferenze dell'animo.
Resta da chiedersi perchè è quasi sempre il cuore femminile, anzichè quello maschile, a reagire in maniera così singolare e (almeno nelle fasi iniziali) così preoccupante alle difficoltà della vita