
Il riscontro di extrasistoli (o battiti extra rispetto a quelli soliti) è abbastanza frequente.
Come è facile intuire, senza corrente un muscolo è come fosse morto, non si contrae e non può lavorare. Il cuore, come forse non sapete, a differenza degli altri muscoli non ha bisogno della corrente che riceve dai nervi, ma possiede un impianto elettrico tutto suo, che lo rende autonomo e del tutto diverso. In pratica la corrente per contrarsi se la fabbrica da solo, facendola scaturire automaticamente e ritmicamente da un punto ben preciso, che si chiama "nodo seno atriale". Pertanto, quando il ritmo del cuore è normale, è proprio per tal motivo che prende il nome di "ritmo sinusale".
E' da quel punto che parte la corrente, la quale attiva, nel tempo di meno di mezzo secondo, tutto il cuore, secondo una ordinata sequenza (prima gli atri e quindi i ventricoli), in maniera simile a un'onda elettrica (infatti si chiama "fronte d'onda").
Un'extrasistole è un battito che origina in una zona del cuore differente da quella normale, potendo infatti nascere da un qualsiasi punto del muscolo cardiaco, e da lì diffondersi a tutto il cuore, causandone un battito (sistole) anomalo.
Poichè originato da un sito differente, è anche in controtempo rispetto al battito normale atteso, causando quindi la classica sensazione di palpitazione. Analizzando (sul tracciato elettrocardiografico) la morfologia dell'extrasistole, un cardiologo esperto potrà individuarne anche il punto di origine, con buona approssimazione.
Per tali motivi, all'elettrocardiogramma, un'extrasistole si nota immediatamente per le due tipiche caratteristiche:
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forma diversa dai complessi normali (più slargata e più ampia)
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in anticipo rispetto al battito atteso (basta contare i quadratini della carta millimetrata)
Esistono due grandi tipi di extrasistoli: ventricolari quando originate nei ventricoli; sopraventricolari quando invece nascono negli atri.
Comportano rischi?

Pertanto, le caratteristiche di pericolosità variano notevolmente da paziente a paziente.
E' comunque possibile identificare alcune caratteristiche che le rendono quantomeno minacciose: la precocità (quanto più vicine cadono al battito precedente, peggio è), la morfologia (quanto più larghe sono sul tracciato ecg, tanto peggio), la frequenza (un conto è averne 100 nelle 24 ore, cosa diversa è averne 10000/24h).
Caratteristicamente, non vi è alcun legame tra la gravità delle extrasistoli e i sintomi. Questi possono essere vari e descritti in modo fantasioso, anche se più spesso ciò che si avverte è la palpitazione, il senso di cuore in gola o il senso di battito mancante.
Ovviamente possono decorrere senza alcun sintomo, venendo riscontrate del tutto casualmente, magari per elettrocardiogrammi eseguiti per altre cause.
Qualcuno potrebbe dire: "vabbè ma non mi è chiara una cosa, perchè si parla di rischi? Rischio di che? che mi venga un infarto?"
Questa domanda l'ho sentita tante volte in ambulatorio, pertanto è bene chiarire: l'infarto non c'entra proprio nulla, è una cosa totalmente differente, regolata da meccanismi ben diversi e facilitata da fumo, familiarità e colesterolo alto.
Qui il rischio è di tutt'altra natura: se l'extrasistole dovesse essere "di quelle pericolose", già descritte, potrebbe innescare la tachicardia ventricolare (prima descritta anche lei), con conseguente possibile perdita di coscienza e morte improvvisa.
Quali le cause?
Pur potendo esserci cause molto differenti, spesso non vengono trovate (specie in giovani dal cuore definito sano).
Le cause classiche sono disfunzioni della tiroide, alterazioni elettrolitiche, stress psicofisico, ischemia, effetto di alcuni farmaci.
Molta attenzione va prestata alla ripetitività di tali aritmie: quando sono in rapida sequenza si ha una tachicardia (ventricolare o sopraventricolare), tanto più pericolosa quanto più rapida sarà la frequenza della tachicardia stessa, fino a causare una sincope (svenimento e perdita di coscienza).
Essenziale è, come già detto, il contesto: quelle di un paziente post infartuato sono considerate le più minacciose, potendo innescare, in certi casi, tachicardie ventricolari rapidamente fatali.
E' molto importante escludere alcune cause rare, talora molto rare, ma decisamente pericolose: prima fra tutte la cosidetta "displasia aritmogena o cardiopatia aritmogena del ventricolo destro", che comporta un rischio di morte aritmica non trascurabile, contro il quale spesso l'unica scelta è l'impianto di un defibrillatore.
Esami diagnostici indicati
Per una completa valutazione fondamentale rimane la registrazione Holter di 24 ore, la quale ci dirà quante e di che tipo sono, autentico dato di partenza. A giudizio del proprio cardiologo, tale esame può essere completato da una prova da sforzo e da un ecocardiogramma color Doppler. Eventuali ulteriori esami, di seconda istanza, potrebbero essere consigliati solo dopo l'esecuzione di tali tre, non invasivi.
Trattamento
Esistono molteplici farmaci antiaritmici, i quali possono contribuire a ridurre l'entità del problema. In tale campo però, bisogna fare i conti con gli effetti indesiderati di tale classe farmacologica, con un'efficacia non eccelsa e con la considerazione che, nel caso in cui il cuore sia altresì sano, non è detto che sia necessario comunque ricorrere ad un trattamento farmacologico: quando sono numericamente poco rilevanti e non sono state giudicate pericolose, si può non trattarle. Pertanto ricordate che il vostro cardiologo potrebbe anche dirvi "per il momento non è indicato prendere un farmaco" cosa che, tradotta in termini più prosaici, vorrebbe dire "... in altre parole ce le ha e se le tenga perchè potrebbe avere più svantaggi dall'assunzione del farmaco che non dal fastidio della palpitazione".
Solo in determinate circostanze, e dopo attenta valutazione da parte dell'equipe cardiologica alla quale vi sarete rivolti, è possibile considerare l'ipotesi interventistica, cioè l'ablazione trans caterere, di cui si è già parlato a proposito di altre aritmie