sabato 7 febbraio 2009

La Stenosi Aortica

E' una diffusa malattia della valvola aortica, una delle quattro valvole del cuore.
La funzione normale di questa valvola, che si apre quando il ventricolo sinistro si contrae e spinge il sangue all'interno dell'arteria più grossa che si chiama aorta, è quella di impedire che il sangue, una volta spinto in aorta, refluisca indietro. Per far ciò si richiude istantaneamente dopo lo svuotamento del ventricolo sinistro.
La stenosi della valvola consiste in un restringimento di tale valvola, il cui diametro diventa tanto più ridotto quanto più grave è il grado di stenosi e quindi la gravità della malattia.
La prima cosa che ne consegue, è intuitivo, è che il ventricolo sinistro deve sviluppare molta più forza per spingere la quota di sangue, ad ogni battito, in aorta; un po' come soffiare all'interno di un ristretto buco.
Ciò causa un importante fenomeno che si chiama "gradiente": cioè una differenza di pressione tra l'interno del ventricolo sinistro e l'aorta, pressochè inesistente in condizioni normali.
Pertanto, se nel normale misuro una pressione arteriosa massima per esempio di 140 mmHg (basta misurarla col semplice manicotto intorno al braccio) all'arteria del braccio, uguale sarà quella che misureremmo all'interno del ventricolo sinistro.
Se invece ipotizzassimo una stenosi aortica che condiziona un gradiente... supponiamo di 30 mmHg, misureremmo sempre 140 al braccio, ma all'interno del ventricolo sinistro la pressione sarebbe di 170 mmHg (la realtà è un po' diversa, c'è un gradiente massimo e uno medio, ma concettualmente va bene così).
Il ventricolo sinistro a lungo andare ne soffre, si ispessisce (si chiama "ipertrofia") e può accusare gravi conseguenze, strettamente correlate ai sintomi
Chi colpisce?
Di stenosi aortiche ne esistono di diversi tipi, non è in questa sede il caso di approfondire. Quella di più frequente riscontro è di tipo degenerativo senile; è legata all'invecchiamento e al deposito di calcio sulla valvola, che pertanto diventa molto più rigida e meno "apribile" del normale.
L'anziano è pertanto il tipico soggetto con stenosi aortica, per quanto non sia la regola; non tutti i soggetti anziani manifestano la malattia.
Il sospetto, spesso concreto, nasce dalla semplice ascoltazione del cuore: un soffio sul focolaio aortico si percepisce con chiarezza, talvolta a coprire l'intera sistole (chiamato pertanto olosistolico), tipico di una stenosi aortica.
Attenzione: poichè i dati in Medicina vanno saputi analizzare e interpretare, non tutti i soffi aortici possono essere dovuti a una stenosi, non bisogna pertanto confondere la stenosi con la sclerosi aortica (aortosclerosi), anch'essa tipica dell'anziano ma innocua.
L'esame più semplice e utile per scoprirla è però l'ecografia del cuore (ecocardio), grazie al quale è possibile quantificare la gravità della malattia. Molto spesso il paziente si rivolge al cardiologo per capire e interpretare quanto trovato all'ecografia cardiaca, eseguita occasionalmente per controllo, o in occasione di qualche disturbo, che vedremo.
Sintomi
Non è detto che ci siano, può decorrere senza sintomi per molti anni. Quando ci sono, possono comprendere:
  • sincope sotto sforzo
  • angina pectoris (o di petto)
  • dispnea (o "fiato corto")
  • aritmie ventricolari maligne
Nei casi più gravi andrebbe sempre tenuta in considerazione la possibilità della morte improvvisa come conseguenza più grave della malattia, nonchè infarti miocardici, favoriti dal ridotto apporto di sangue attraverso le coronarie (magari già stenotiche e aterosclerotiche).
Cosa fare?
Generalizzare è impossibile. Esistono diversi livelli di gravità, è pertanto indispensabile la valutazione di un cardiologo.
Le informazioni da tenere presenti sono le seguenti.
Una terapia farmacologica non esiste. Non c'è alcun farmaco che possa far tornare la valvola ad aprirsi regolarmente. Esistono evidenze che le statine, cioè i farmaci per abbassare il colesterolo, possano contribuire a ridurre la progressione della malattia, ma nulla di più.
La terapia è pertanto chirurgica. Detto ciò, non necessariamente in tutti i casi si dovrà aprire il torace e sostituire chirurgicamente la valvola; esiste la possibilità (non tutti i centri hanno l'esperienza sufficiente) di una sostituzione della valvola per via percutanea, attraverso i vasi dell'inguine, senza necessità dell'intervento vero e proprio.
Particolarmente delicata è la questione del "timing", cioè quando avviare il paziente all'intervento. Se la scelta può sembrare facile in chi soffre e continua a soffrire di sintomi, molto meno facile può esserlo in caso di pazienti asintomatici, che stanno bene e non hanno intenzione di operarsi.
In tali casi è bene ricordare che, nei casi più gravi, la sopravvivenza media a 5 anni è ridotta, visto che complicanze maggiori sono sempre in agguato.
L'intervento chirurgico non è una passeggiata, ovviamente, nè sarà facile abituarsi al ticchettio della valvola metallica ad ogni battito, nè talvolta alla necessità di assumere farmaci anticoagulanti per tutta la vita. E' però l'unico modo per sopravvivere. Nei centri ad esperienza maggiore è possibile operare anche ottuagenari peraltro in buone condizioni, con buoni risultati post operatori.
Da non dimentacare la profilassi antibiotica

1 commento:

vito ha detto...

Mi chiamo Vito Spatola compio 60 anni ad agosto soffro di stenosi aortica severa il cardiologo mi ha detto prima o poi dovrò operarmi e da allora comincio aprendere ansiolitici e non sò se riuscirò mai atrovare il coraggio di un intervento simile ho supplicato almeno di rientrare nella mini invasiva o tavi ma hanno detto assolutamente no chi mi può aiutare?

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